RIVALUTAZIONE MARCHI

E SUCCESSIVO AMMORTAMENTO

RIVALUTAZIONE MARCHI E SUCCESSIVO AMMORTAMENTO - Cospicui risparmi d’imposta

L’articolo 110 del Decreto Agosto (Decreto Legge 104 del 2020) ha riaperto i termini per rivalutare i beni d’impresa apportando modifiche rispetto alla medesima disposizione contenuta nella Legge di Bilancio 2020 (art. 1 commi da 696 a 704 Legge 160 del 2019).

Nel presente articolo esamineremo un esempio di rivalutazione di un marchio di impresa. Faccio una premessa che è doverosa anche per gli addetti ai lavori. Per decenni il marchio è stato considerato un elemento dell’avviamento dell’impresa inscindibilmente legato a questa. Con la riforma del 2005 la posizione dottrinale che vedeva il marchio come un asset autonomo ed indipendente ha prevalso. Oggi la registrazione di un marchio genera un asset aziendale che deve essere inserito nel bilancio ed anche più precisamente nel libro dei cespiti ammortizzabili. Faccio questa premessa perché è sempre più facile vedere “valutazione di marchi” che considerano il marchio come un elemento di avviamento. Molte non verificano nemmeno l’esistenza delle registrazioni, la loro validità, eccetera.

Quindi dobbiamo considerare un marchio un singolo asset solo se questo è registrato o per lo meno depositato, trascorso il periodo delle opposizioni.

Nulla vieta di rivalutare dei “marchi associati” ovvero “un gruppo di marchi aventi effetti in diversi paesi” caratterizzati dal fatto di rivendicare lo stesso segno distintivo.

Per effettuare la rivalutazione i marchi devono essere iscritti nel bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2019. La rivalutazione si esegue nel bilancio 2020.

La rilevanza dell’operazione è sia civilistica che fiscale con versamento di imposta sostitutiva. L’ambito soggettivo riguarda le società di capitali, gli enti commerciali residenti, le società di persone, le imprese individuali, gli enti non commerciali residenti, i soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia.
La rivalutazione non può essere eseguita da soggetti che seguono per il bilancio le regole IAS/IFRS. L’aliquota da versare per la rivalutazione è pari al 3% da calcolarsi sul valore della rivalutazione. Il versamento dell’imposta può essere effettuato in una od al massimo tre rate annuali di pari importo. La base imponibile è pari al maggiore valore iscritto a bilancio che è uguale al valore attribuito al bene, al massimo del valore corrente, a cui si sottrae il costo iscritto in bilancio precedentemente. Il riconoscimento dei valori decorre dall’esercizio successivo a quello con riferimento al quale è stata effettuata la rivalutazione.

Gli ammortamenti invece decorrono dal primo esercizio successivo alla rivalutazione quindi dal nostro esempio dal 31 dicembre 2021.

La riserva di rivalutazione non può essere distribuita senza tassazione. Se un’impresa volesse distribuirla deve pagare un’imposta sostitutiva del 10%.


Un esempio concreto

Immaginiamo di avere un marchio a bilancio per 10.000 Euro.

Immaginiamo che questo valore rappresenti il costo sostenuto per la registrazione del marchio compresi i costi di consulenza.

Si tratta del modo di registrare in bilancio il marchio più comune ma non certo il più corretto. I marchi andrebbero iscritti a bilancio a valore zero e le spese di consulenza e le tasse versate spesate nell’anno. Tuttavia, non posso fare un esempio che non ricalchi il modo più comune di contabilizzare il marchio anche se a mio avviso è assolutamente non ottimale.

Immaginiamo che al 31 dicembre 2019 ci sia un fondo di ammortamento di 556 Euro, ne risulta un valore netto contabile al 31 dicembre 2019 di 9.444 Euro che è generato sottraendo al valore del marchio il fondo di ammortamento.

Immaginiamo che la rivalutazione del marchio sia di 950 mila Euro. A questo punto il valore del marchio rivalutato sarà dato dalla somma di 950.000 Euro più i 10 mila Euro di costo storico, portando il valore del marchio rivalutato al 31 dicembre 2021 a 960.000 Euro.

A questo punto calcoliamo l’imposta sostitutiva di rivalutazione pari a 28.500 Euro che si ottiene applicando il 3% al maggior valore del marchio rispetto a quello di iscrizione a bilancio (950.000 Euro). Dobbiamo iscrivere a bilancio anche una riserva di valutazione pari a 921.500 Euro (pari alla differenza tra il maggior valore iscritto e l’imposta sostitutiva 950.000-28.500). Quindi, l’imposta sostitutiva sommata alla riserva di rivalutazione è pari al valore della rivalutazione (950.000 Euro) da non confondere con il valore del marchio rivalutato (960.000 Euro).

A questo punto immaginiamo di ammortizzare il marchio.

Nel marchio, a differenza del brevetto, è pressoché impossibile calcolare una durata utile residua. A mio avviso non deve assolutamente essere presa in considerazione la vita amministrativa residua. Il marchio viene rinnovato alla scadenza ed ha una vita indeterminata. Soprattutto il marchio societario. Mentre alcuni marchi di prodotto potrebbero avere una vita residua pari a quella del prodotto commercializzato a cui si sommano i 5 anni concessi dalla legge di validità indipendente dall’uso ma non vorrei complicare il ragionamento. Quindi immaginiamo un marchio societario di durata indefinita che sarà ammortizzato secondo i dettami fiscali e quindi in 18 anni con aliquota del 5,56% per rendere più veritiero l’esempio immaginiamo già 2 anni di ammortamento e quindi 16 anni residui con un’aliquota del 6,25%. Annualmente avremo un ammortamento post rivalutazione di 60.000 Euro l’anno contro i 556 Euro degli anni antecedenti la rivalutazione. Già da questo si vede l’enorme vantaggio fiscale dell’operazione. Se calcoliamo il risparmio per maggiori ammortamenti a contare dal 2021 arriviamo alla ragguardevole cifra di 236.547 Euro di risparmio di imposte!

Se poi volessimo distribuire la riserva dovremmo pagare 92.150 Euro di imposta ed avremmo comunque un vantaggio fiscale di 144.397 Euro di risparmio di imposta. Tutte queste operazioni hanno senso solo se l’impresa produce utili.

Tenuto conto che su un valore più credibile di un marchio di media fama, ad esempio, 10.000.000 Euro, il risparmio d’imposta sarebbe di quasi 2.500.000 Euro.

Se questo avvenisse sarebbe folle non avvantaggiarsi di questa opportunità.

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